di Giorgio Luca

La crescente popolarità dell’AI ci spinge a considerare alcune questioni economiche fondamentali ad essa correlate. In primo luogo, cosa succede quando l’AI automatizza sempre più le attività che coinvolgono le risorse umane?

L’AI può avere un impatto sulla normale produzione di beni e servizi, aumentando la crescita economica e i profitti. Allo stesso tempo, può cambiare il processo di generazione di nuove idee e tecnologie, aiutando gli ingegneri e gli sviluppatori di idee a identificare e progettare soluzioni a problemi complessi e consentendo loro di concentrare più energia umana su nuovi processi innovativi.

Alcuni studiosi sostengono che l’AI possa innescare un processo di auto-miglioramento ricorsivo fino a raggiungere la “singolarità” (lo stato in cui il progresso tecnologico supera la comprensione e le capacità di previsione dell’uomo) (Good (1965), Vinge (1993), Kurzweil (2005)).

Alcune delle principali domande che sorgono in relazione al modo in cui l’intelligenza artificiale può regolare il processo di crescita economica sono [1, 38]:

  • 1’impatto dell’aumento dei tassi di automazione nella produzione di beni e servizi prodotti dall’intelligenza artificiale sulla crescita economica;
  • la correlazione tra la proliferazione dell’AI e i tassi di capitalizzazione e di crescita costante delle azioni osservati nel XX secolo e le prospettive per il futuro;
  • la potenziale applicazione dell’AI alla generazione di nuove idee;
  • la capacità dell’AI di fornire aumenti significativi (o idiosincratici) del tasso di crescita e le condizioni necessarie per farlo;
  • i legami tra l’AI e la crescita economica, le strutture di mercato, gli incentivi economici e l’organizzazione internazionale delle imprese.

L’I.A. ha avuto inizio con l’uso di filatoi e macchine a vapore (1760), che hanno caratterizzato la Prima Rivoluzione Industriale; l’introduzione dell’elettricità e la nascita della Seconda Rivoluzione Industriale (1870); e l’introduzione massiccia dell’elettronica, dell’informatica e delle telecomunicazioni nell’industria (1970), che ha portato alla Terza Rivoluzione Industriale, che ha portato alla nascita di Internet (1991).

In questo senso, l’intelligenza artificiale rappresenta una nuova forma di automazione che ha il potenziale di annullare i processi che l’automazione non può realizzare da sola. I progressi tecnologici hanno reso possibile incorporare l’intelligenza artificiale non solo nelle attività di routine, ma anche in quelle cognitive svolte da personale altamente qualificato.

In seconda analisi, le conseguenze dell’automazione e della crescita dell’AI possono essere condizionate da quello che Baumol (1967) chiama “malattia dei costi” o “effetto”.

Secondo questa teoria (nota anche come “legge della crescita squilibrata”), la produttività è distribuita in due settori diversi: manifatturiero e dei servizi.

Il settore “progressivo”, così definito perché produce beni standardizzati e si presta all’adozione del progresso tecnologico, beneficia dell’automazione e sperimenta aumenti di produttività che si riflettono in un graduale aumento del livello salariale degli addetti al settore.

Questo aumento salariale si registra anche nel settore “stagnante” (cioè nei settori dei servizi e dei beni culturali) senza un corrispondente aumento della produttività, data l’evoluzione parallela dei salari in questi due settori (dovuta alla dinamica della mobilità del lavoro).

In primo luogo, in presenza di una domanda elastica rispetto al prezzo, quando la domanda (e quindi la produzione) nel settore dei servizi si contrae, con conseguente trasferimento di risorse manageriali al settore manifatturiero, il settore dei beni culturali scomparirà a meno che non si rendano disponibili finanziamenti esterni per colmare il crescente divario tra costi e redditi.

D’altra parte, in condizioni di domanda in cui i prezzi sono variabili (cioè quando sono disponibili beni e servizi di base), questo aumento non porterà a una variazione della domanda. Infine, se l’output prodotto dai due settori viene mantenuto costante, contrariamente alla prima ipotesi, si verificherà un graduale trasferimento di manodopera dal settore manifatturiero a quello dei servizi.

In ogni caso, questo porterebbe a una diminuzione del tasso di crescita economica, che è la media del tasso di crescita della produttività di entrambi i settori ponderata per la quota di occupazione.

Secondo gli economisti statunitensi, in ultima analisi, la quota dei settori con una crescita più rapida della produttività nel PIL diminuirà, mentre la quota dei settori con una crescita relativamente più lenta della produttività aumenterà.

In un modello che tiene conto dell’uso dell’intelligenza artificiale nell’automazione della produzione di beni e servizi, questa teoria crea le condizioni sufficienti per ottenere una crescita complessiva equilibrata con una quota di capitale fisso inferiore al 100%, anche con un’automazione quasi completa.

1.3 L’escalation del settore negli ultimi anni

L’aumento della concorrenza sul mercato (o la minaccia della concorrenza) può, da un lato, incoraggiare le imprese a innovare verso la frontiera tecnologica per evitare la concorrenza e, dall’altro, scoraggiarle.

Quale effetto prevalga dipende dal grado di concorrenza nell’economia e dalla struttura avanzata dell’economia. Se la concorrenza è a un livello iniziale basso e l’economia è sviluppata, prevale l’effetto di incentivazione; al contrario, se la concorrenza è a un livello elevato o l’economia è meno sviluppata, prevale l’effetto di disincentivazione.

L’AI può condizionare l’innovazione e la crescita attraverso i suoi potenziali effetti sulla concorrenza nei mercati dei prodotti.

In primo luogo, l’AI facilita l’ingegneria inversa e quindi incoraggia l’imitazione di prodotti e tecnologie esistenti e può stimolare l’innovazione in settori in cui l’imitazione è scarsa. Al contrario, la minaccia di un’imitazione eccessiva può portare alla soppressione dell’innovazione, in quanto i potenziali innovatori si trovano di fronte a una privazione eccessiva.

Un’altra implicazione dell’AI è che l’introduzione dell’AI accelererà il processo con cui ogni industria raggiungerà lo stadio di congestione, il che porterà a un declino più rapido dei profitti legati all’innovazione in ogni industria esistente e incoraggerà i potenziali innovatori a investire più risorse in nuove aree di invenzione per evitare la concorrenza e l’imitazione nelle industrie esistenti. Ciò si riferisce alla possibilità che si verifichi quanto segue

Un altro modo in cui l’AI e la rivoluzione digitale possono influenzare l’innovazione e la crescita incidendo sul grado di concorrenza nei mercati dei prodotti è lo sviluppo di piattaforme e reti.

L’obiettivo principale dei proprietari di piattaforme è quello di massimizzare il numero di partecipanti alle piattaforme in entrambi i mercati.

Ne sono un esempio la posizione dominante di Google come motore di ricerca, l’analoga posizione di Facebook nei social network e la posizione di Booking.com nelle prenotazioni alberghiere.

Lo stesso vale per Uber per il trasporto di persone e Airbnb per l’affitto di case. Allo stesso modo, l’emergere di nuove piattaforme può condizionare il processo competitivo in due possibili direzioni. In primo luogo, l’accesso ai dati può creare barriere all’ingresso creando nuove reti competitive. Tuttavia, questo non impedisce a Facebook di sviluppare nuove reti dopo Google. Ma soprattutto, le reti possono sfruttare la loro posizione monopolistica per imporre tariffe più elevate agli attori del mercato, siano essi aziende o imprese individuali, scoraggiando così l’innovazione da parte di tali attori.

Quale degli effetti di crowding-out o crowding-in prevarrà dipende dal tipo di settore (la concorrenza prevarrà nei settori emergenti e un possibile rallentamento nei settori tradizionali), dalla misura in cui l’AI può incoraggiare l’ingegneria inversa e l’imitazione e dalla misura in cui le politiche di concorrenza e di regolamentazione mirano a proteggere i diritti di proprietà intellettuale a fronte di una riduzione delle barriere all’ingresso.

Recenti studi empirici hanno dimostrato come la protezione dei brevetti e la politica della concorrenza siano complementari e stimolino l’innovazione e la crescita della produzione.

1.3.1 Intelligenza Artificiale ed esternalità tecnologiche

Uno studio recente (Baslandze, 2016) ha rivelato che la rivoluzione informatica ha facilitato la diffusione della conoscenza e i suoi effetti hanno innescato una maggiore riallocazione da settori che non sono chiaramente dipendenti dalle esternalità tecnologiche di altre discipline (ad esempio l’industria tessile) verso settori che sono invece fortemente dipendenti dalle esternalità tecnologiche di altri settori.

Questa tesi, che può essere applicata anche all’AI, si basa su due effetti opposti delle TIC sugli incentivi all’innovazione; infatti, le imprese beneficiano delle ricadute di conoscenza da parte di altre imprese e settori, in quanto possono imparare più facilmente le une dalle altre.

Il primo effetto (ossia le ricadute di conoscenza) è dominante nei settori ad alta tecnologia, dove le imprese beneficiano maggiormente della conoscenza esterna, mentre il secondo effetto (noto come “furto di posti di lavoro”) è dominante nei settori che dipendono meno dalla conoscenza esterna. In effetti, le imprese appartenenti a settori con un’elevata dipendenza dalla conoscenza sperimentano maggiori guadagni in termini di capacità produttiva e innovativa rispetto alle imprese appartenenti a settori con una bassa dipendenza dalla conoscenza.

È chiaro che la diffusione dell’informatica e dell’intelligenza artificiale ha portato all’espansione dei settori ad alta dipendenza dalla conoscenza esterna (settori in cui la diffusione della conoscenza ha un effetto dominante) a scapito dei settori tradizionali e indipendenti in cui le imprese non dipendono in modo critico dalla conoscenza esterna. Pertanto, oltre agli effetti diretti sull’innovazione e sulla capacità produttiva delle imprese, l’introduzione dell’IT e dell’AI ha un effetto di ricaduta della conoscenza rafforzato da un effetto di riallocazione settoriale a favore dei settori ad alta tecnologia.

Quest’ultimo effetto è più pronunciato negli Stati Uniti, senza il quale la rivoluzione informatica avrebbe portato a una crescita più rapida del settore manifatturiero in tutta l’economia statunitense.


–segue–