di Walter Virga

Abbiamo già scritto su questa Testata in merito al “Disegno di legge per la semplificazione e la digitalizzazione dei procedimenti in materia di attività economiche e di Servizi a favore dei cittadini e delle imprese”, di prossima entrata in vigore, evidenziandone le criticità specie in riferimento al ruolo che la norma vorrebbe attribuire alle farmacie.

Senza nulla togliere allo sforzo del Governo di implementare “l’offerta salute” a favore dei cittadini, e senza entrare nel merito di possibili conflitti di interesse tra chi nel Governo svolge il doppio ruolo di importante esponente dell’Esecutivo e, nel privato, di farmacista, è bene che i lettori siano messi in grado di comprendere esattamente le problematiche legate a quella che, di fatto, sembra essere una equiparazione, almeno per quanto riguarda molte prestazioni offerte, tra Strutture sanitarie private e, appunto, farmacie.

Ne abbiamo parlato con la Dott.ssa Mariastella Giorlandino, Presidente dell’U.A.P. (Unione Ambulatori, Poliambulatori, Enti e Ospedalità Private) la quale ha, ovviamente, un punto di osservazione privilegiato per quanto riguarda le reali esigenze e le criticità del settore che, è sempre bene sottolineare, è composto da circa 95.000 Strutture sanitarie private autorizzate e private accreditate a livello nazionale che danno lavoro a più di 350.000 lavoratori.

La Dott.ssa Giorlandino ha espresso, a nome dell’U.A.P., grande preoccupazione non già, si ripete, per una apertura a nuovi soggetti economici – da imprenditrice conosce bene, infatti, l’importanza della concorrenza in un sistema di libero mercato – ma sul merito del provvedimento che, se rimanesse nella versione attualmente proposta, causerebbe a suo avviso un deterioramento degli Standard qualitativi dei servizi offerti alla collettività.

Il problema, ci spiega la Dott.ssa Giorlandino che sul punto ha approfondito la questione con i legali dell’U.A.P., è rappresentato dall’art. 23 del suddetto Disegno di Legge nel quale viene stabilita la modifica dell’art. 1, comma 2 del D.lgs. 3.10.2009 n. 153 stabilendo di fatto una apertura senza limiti alla possibilità per le farmacie di svolgere esami diagnostici specialistici senza prevedere gli stessi iter e controlli preventivi previsti, invece, per le Strutture private.

In particolare, senza entrare in tecnicismi giuridici, l’ampliamento del range delle prestazioni offerte dalle farmacie comprenderebbe anche prestazioni tradizionalmente “mediche” quali elettrocardiogrammi, prelievi del sangue e, in generale tutte le prestazioni diagnostiche di laboratorio (oltre che alcuni interventi di telemedicina) che richiederebbero, ovviamente, specifiche strutture, professionalità ed autorizzazioni che, allo stato, il DDL non ha previsto, con chiara violazione della normativa già vigente in materia dei requisiti obbligatori per tutte le altre Strutture (ai sensi del D.Lgs 502/92).

Non si tratterebbe, quindi, per la Dott.ssa Giorlandino, di una “semplificazione” ma, all’opposto, di un vero e proprio stravolgimento delle regole esistenti per l’esercizio delle prestazioni sanitarie e diagnostiche comportante un serio pericolo per la salute degli italiani.

È evidente, prosegue la Dott.ssa Giorlandino, che il farmacista non possiede gli strumenti conoscitivi e tecnico-strumentali per trasformare il semplice referto (dato grezzo rilevato dai dispositivi NPT/POCT in uso per i test di autocontrollo) in un referto corredato da unità di misura, intervalli di riferimento e limiti decisionali, elementi, quest’ultimi, che spettano, insieme alla garanzia e al controllo della validità analitica, in via esclusiva ai professionisti della medicina di laboratorio e, quindi ai soli laboratori pubblici e privati.

La scelta di riformare la normativa in materia porterebbe a rendere facile e possibile l’insorgere di continue e inique situazioni di sviamento del paziente e del clinico dalla diagnosi corretta della patologia e della fisiologia esaminata, senza contare l’inaffidabilità in merito al monitoraggio della patologia e della terapia in atto.

Tale decisione, sicuramente non avrebbe alcun vantaggio per le liste di attesa ma avrebbe quale unico risultato quello di rendere incerto l’esito degli esami con grave danno sulla salute. La domanda a questo punto è: perché tale scelta? Quali interessi ruotano, magari spinti da conflitti di interesse dentro l’attuale compagine governativa, attorno a tale norma?

È per questo motivo che, a tutela della salute dei cittadini, appare necessaria l’eliminazione di queste norme dallo schema di DDL “semplificazioni”, nonché dal DL di prossima emanazione in materia di abbattimento delle liste di attesa, in quanto non rispondenti affatto a “misure in favore dei cittadini” ma a misure volte esclusivamente all’ampliamento delle possibilità di business a favore di alcuni soggetti (le Farmacie) e a danno di altri (le Strutture ambulatoriali e poliambulatori ali pubbliche e private) che ormai da decenni offrono servizi di alta qualità ed affidabilità anche alla luce della enorme esperienza maturata nel tempo.

Dal punto di vista legislativo – continua la Dott.ssa Giorlandino, suffragata da autorevoli pareri legali – queste previsioni di modifica fatte subdolamente passare come “semplificazioni” sono estranee alla funzione del DDL e, per questo, saranno causa di innumerevoli contenziosi amministrativi e Costituzionali a causa della evidente disparità di trattamento.

Ovvio, infatti, che la possibilità per alcune imprese, le farmacie, di accedere a determinate prestazioni senza dover sottostare ai controlli, alle autorizzazioni  – a volte richiedenti anni dal momento della domanda – evidenzia una palese violazione della parità di trattamento, resa ancor più grave dalla ricaduta che la stessa avrebbe in materia di tutela della salute del cittadino di cui all’art. 32 della Costituzione.

Per tale ragione, conclude la Dott.ssa Giorlandino, è da stigmatizzare l’atteggiamento del Governo che, spinto da esigenze non chiare e che destano sospetto proprio per le possibilità di conflitto di interessi, saltando un normale iter parlamentare e senza aprirsi al confronto, rischia di avere ricadute pesantissime non soltanto sulle Strutture private, ma sul diritto alla salute dei cittadini.

La Dott.ssa Giorlandino, per questo, si appella alla saggezza e alla competenza in quanto uomo di legge, del Presidente Mattarella affinché, nell’esercizio delle proprie prerogative costituzionali, nel prendere visione della normativa, utilizzi i poteri allo stesso affidati dalla Costituzione perché intervenga al fine di rendere tale dannoso provvedimento conforme agli interessi superiori dei cittadini, al dettato Costituzionale e alla legislazione attualmente vigente.