Di Walter Virga

Come abbiamo spesso fatto sulle pagine di questa Testata, anche oggi torniamo a parlare di salute ma non, stavolta, affrontando temi di carattere politico (come la battaglia condotta, e vinta, per il rinvio dell’entrata in vigore del Nuovo Nomenclatore Sanitario) ma, e riteniamo sia altrettanto utile, per sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza della prevenzione di patologie che, se non affrontate sin dalle loro origini di tipo virale, possono poi degenerare in malattie oncologiche spesso dall’esito infausto.

In particolare si vuole, oggi, portare all’attenzione del lettore il problema dell’ampia diffusione, specie in fasce adolescenziali o addirittura preadolescenziali, del Papilloma Virus (HPV) che rappresenta la più frequente infezione sessualmente trasmessa e trasmissibile.

La ricerca scientifica ha identificato oltre 120 tipi di HPV di cui 40 patogeni per l’uomo. L’infezione da HPV è

molto frequente nella popolazione, si stima infatti che fino all’80% delle donne sessualmente attive e il 50% degli uomini si infetti nel corso della vita.

È un’infezione che compare rapidamente dopo l’inizio dei rapporti sessuali con più del 50% delle giovani donne che mostrano un test HPV positivo entro 3-4 anni dal primo rapporto.

Nelle pazienti al di sotto dei 25 anni l’HPV è riscontrabile in circa il 25% dei casi, mentre dopo i 25 anni la prevalenza dell’HPV si attesta intorno al 10%, con un secondo picco in prossimità della menopausa.

Nell’ambito dei virus HPV si possono distinguere virus a basso rischio, più frequentemente associati a lesioni vegetative benigne (c.d. condilomi) o virus ad alto rischio, capaci di indurre una trasformazione in senso neoplastico, e quindi di interesse oncologico, dell’area infettata.

L’infezione da HPV è transitoria e regredisce in un arco di tempo i 1- 2 anni. La persistenza del virus ad alto rischio è la condizione indispensabile per la sua azione trasformante ed oncogena. Il virus HPV è l’agente eziologico dei tumori del collo dell’utero essendo presente in oltre il 90% di queste malattie, ma per lo sviluppo del tumore sono necessari altri cofattori come il fumo di sigaretta, l’uso protratto dei contraccettivi orali e stati di immunodepressione.

La persistenza dell’infezione virale pone la donna ad un rischio 300 volte superiore di sviluppare una lesione da HPV di alto grado.

Tutto questo non deve costituire comunque motivo di eccessivo allarmismo, in quanto sebbene l’infezione da HPV sia piuttosto comune, la sua evoluzione verso il carcinoma della cervice è peraltro un evento raro.

Pertanto poco più dell’1% delle donne infettate con un tipo di HPV cancerogeno svilupperà la neoplasia.

Il cancro cervicale può considerarsi quindi una rara conseguenza di una comune infezione genitale.

La positività all’HPV Test non significa pertanto che si è affetti da una patologia del collo dell’utero o peggio ancora di un carcinoma del collo dell’utero.

Ma il papilloma virus ha un ruolo anche in altri tipi di cancro, non solo femminili e non solo dell’area genitale, essendo il virus presente nell’88 per cento dei tumori dell’ano, ma anche nei tumori del pene, della vagina e della vulva.

Anche la regione testa collo è un bersaglio del virus: i tumori della testa e del collo, e in particolare quelli che colpiscono la cavità orale (lingua, bocca, tonsille) e l’orofaringe, stanno attirando sempre di più l’attenzione di chi si occupa di neoplasie legate all’HPV.

Si stima che il 31% dei tumori del cavo orale siano da ricondurre alla presenza del Virus e sono particolarmente frequenti nell’uomo.

In merito al contagio, l’infezione si contrae essenzialmente per via sessuale ma anche per contatto cute-cute o contatto oro genitale. Il profilattico ha un ruolo protettivo ma non in senso assoluto poiché rimangono scoperte aree cutanee in cui si può avere la trasmissione del virus.

Il periodo di incubazione può oscillare tra 1 e 8 mesi, anche se il periodo di latenza dell’infezione è variabile, per cui non si può stabilire quando questa si è instaurata.

Il tempo che intercorre tra l’infezione e l’insorgenza delle lesioni precancerose è di circa 5 anni, mentre la latenza per l’insorgenza del carcinoma cervicale può essere anche di decenni.

La malattia si evolve in periodi abbastanza lunghi e per questo può essere intercettata attraverso i programmi di prevenzione e la diagnosi precoce in una fase preneoplastica, ottenendone così la guarigione.

La problematica dell’HPV non riguarda solo la donna, ma è sicuramente una problematica di coppia e non riguarda solo l’area genitale. È necessario pertanto che questa affezione sia affrontata nella sua globalità.

Presso le strutture sanitarie, sia pubbliche che private, sono ormai attivi protocolli ed Unità operative in grado di offrire percorsi che riguardano la prevenzione, i trattamenti medico/chirurgici e il monitoraggio (follow-up) delle lesioni HPV correlate. Per il riconoscimento e il trattamento delle lesioni è importante che venga esaminata la coppia. Nell’uomo la patologia è spesso asintomatica, ma rappresenta una fonte di infezione per la donna. L’obiettivo in fase precoce è l’identificazione di lesioni benigne per ridurre il rischio che possa verificarsi una loro evoluzione. È possibile pertanto una consulenza specialistica ginecologica, proctologica, infettivologica e otorinolaringoiatra.

Teniamo a sottolineare, proprio per spingere quante più persone possibili ad affrontare un percorso di prevenzione, che gli esami diagnostici in fase preventiva non sono invasivi; ed infatti vengono eseguiti tramite semplici tamponi. Successivamente a un’accurata diagnosi sarà possibile il trattamento delle lesioni HPV correlate mediante terapia farmacologica e fisica distruttiva e, eventualmente, escissionale, quali la laserchirurgia e tecniche affini.

Di assoluta importanza è anche l’introduzione di un vaccino in grado di rendere “innocui” ben 9 ceppi virali, 7 ad alto rischio e 2 a basso rischio. Il Piano Nazionale di Prevenzione Vaccinale 2017-2019 ha introdotto la vaccinazione gratuita anche per i maschi a partire dai soggetti nati nel 2006.

Dal 2017 pertanto, il vaccino contro il papilloma virus è offerto gratuitamente a tutti i soggetti, femmine e maschi nel corso del dodicesimo anno di vita (11 anni compiuti).

In caso di adesione ritardata, vi è il diritto alla gratuità per i maschi fino al limite dei 18 anni per l’inizio del ciclo vaccinale. Dopo il compimento dei 18 anni sarà possibile effettuare la vaccinazione con la compartecipazione al costo secondo il tariffario approvato con deliberazione delle varie Giunte regionali. Per le donne la gratuità è fino al 26esimo anno.

La vaccinazione è gratuita anche per coloro che hanno subito un intervento per una lesione di alto grado nei 12 mesi precedenti.

Inoltre è importante aderire ai programmi di prevenzione, che hanno determinato una

significativa riduzione di tumori del collo dell’utero.

Si spera che diffondendo tali notizie, senza inutili allarmismi ed offrendo ai lettori le corrette informazioni scientifiche, si sensibilizzi l’opinione pubblica circa l’importanza della prevenzione che, è quasi banale dirlo, spesso salva la vita!