di Walter Virga

Ancora una volta poniamo il tema della salute, in particolare in questo caso della donna, come focus di questa testata. Il lettore, infatti, noterà come in questi mesi non ci siamo limitati a denunciare e combattere contro le storture normative che stavano per vedere la luce e che, per fortuna, sono state bloccate anche grazie allo sforzo congiunto di chi vive quotidianamente la sanità e di chi, come noi, ne scrive per passione e per servizio verso il pubblico, ma abbiamo spesso affrontato tematiche di carattere “tecnico” proprio per sensibilizzare l’opinione pubblica ed incentivare il ricorso alla prevenzione.

Anche in questo caso, infatti, come si vedrà alla fine, i consigli che provengono dalla comunità medica per contrastare i sintomi della endometriosi, patologia al centro di questo articolo, dovrebbero essere seguiti da tutti proprio per migliorare le proprie aspettative di vita e prevenire malattie di tipo cardiovascolare e oncologico.

Andando ora al punto centrale di quest’articolo, l’endometriosi è una malattia, che può colpire le donne in età fertile a partire dall’adolescenza, in cui il tessuto che forma il rivestimento dell’utero, l’endometrio, cresce in zone diverse dalla normale sede della cavità dell’utero.

Ogni mese, inoltre, per effetto del ciclo mestruale, l’endometrio impiantato in sede anomala va incontro a sanguinamento, irritando i tessuti circostanti.

I sintomi vanno dal dolore estremo e invalidante, soprattutto durante il ciclo mestruale al dolore durante i rapporti sessuali al dolore spontaneo solitamente localizzato nell’addome, nella fascia lombare e nell’area pelvica.

Quanto alle conseguenze negative di tale patologia, le cui cause sono tuttora sconosciute, ma si ritiene che siano da ricercare in fattori genetici e che presentino una elevata ereditarietà, esse normalmente comprendono l’infertilità nel 30 – 40% delle donne colpite, la necessità di sottoporsi a ripetuti interventi chirurgici, insufficienza renale e, ovviamente problematiche di coppia legate alla sfera sessuale.

La capacità di diagnosticare l’endometriosi è, purtroppo, strettamente correlata alla conoscenza della malattia da parte del ginecologo.

È importante l’anamnesi, cioè ascoltare la storia e i sintomi della paziente; seguiranno la visita ginecologica e l’integrazione di altri esami diagnostici specifici.

Per quanto concerne il trattamento dell’endometriosi, si richiede un approccio multidisciplinare che permetta di considerare la paziente nella sua totalità.

La terapia medica si basa sull’uso di farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS) per combattere il dolore e di altri farmaci specifici per contrastare la diffusione e la proliferazione del tessuto malato.

Per fortuna, grazie allo sviluppo delle tecnologie chirurgiche anche supportate dalla robotica, la terapia chirurgica per la cura della malattia endometriosica ha come “trattamento di elezione” la tecnica laparoscopica, oramai riconosciuta a livello mondiale. La laparoscopia garantisce i più elevati standard qualitativi della chirurgia con i migliori risultati relativi ad asportazione di tessuto endometriosico e a qualità e rapidità della convalescenza.

Essendo questa la condizione clinica relativa alle donne colpite da questa patologia, che nei casi più gravi può diventare invalidante, gli studi condotti a livello mondiale consigliano, quanto meno al fine di alleviarne i sintomi, di migliorare lo stile e la qualità di vita, attraverso una corretta alimentazione, l’esercizio di attività fisica regolare e, ovviamente, l’abbandono, o comunque la drastica riduzione, del fumo e del consumo di alcol al fine precipuo di ridurre lo stato infiammatorio.

In particolare, dal punto di vista alimentare, l’OMS ha elaborato un vademecum che comprende, proprio per finalità anti-infiammatorie e di alleviamento dei sintomi bere acqua naturale (almeno il 2/3 litri al giorno) lontano dai pasti; mangiare poco e con regolarità nei limiti dei 5 pasti al giorno, prestare molta attenzione alla colazione che dovrà comprendere carboidrati integrali e frutta; aumentare il consumo di verdura che dovrà essere sempre presente nei pasti principali (pranzo e cena); ove possibile evitare l’assunzione di carboidrati a cena, limitare al massimo (ove impossibile evitare del tutto) l’utilizzo di sale da cucina.

Come si è appena visto poche e semplici regole che, in realtà, dovrebbero essere seguite da tutti coloro i quali, e quindi non solo le donne affette da tale patologia, ricerchino non solo una migliore linea dal punto di vista estetico ma anche un miglioramento generale della propria salute puntando sulla prevenzione giornaliera contro le più frequenti patologie.