di Walter Virga
Sono appena trascorse le Feste natalizie e, come sempre, si cerca di tornare alla normalità delle proprie vite.
Alcune questioni, quindi, sono destinate inevitabilmente a tornare nel dimenticatoio per poi, come di consueto, riaccendersi a livello mediatico a ridosso delle prossime festività lunghe per le quali, purtroppo, bisognerà aspettare la fine di luglio, per i più fortunati, o più probabilmente la prima decade di agosto.
Una delle questioni che, appunto, si accende in prossimità delle festività e si spegne al trascorrere delle stesse, riguarda il così detto “caro voli” che affligge chi, specie i Siciliani trasferitisi nel Nord del Paese, tentano di ricongiungersi alle loro famiglie di origine per trascorrere insieme le feste o le ferie ovvero chi, semplicemente, desidera trascorrere il tempo libero dal lavoro nel natìo borgo selvaggio, per dirla con Leopardi.
Ebbene, la situazione è questa, benché si faccia un gran parlare di unità del Paese, solidarietà tra Italiani, garanzia di eguaglianza etc. etc., la realtà è che tornare in Sicilia dal Nord del Paese, ma anche da Roma, se si vuol utilizzare il trasporto aereo comporta costi proibitivi, specie per chi ha una famiglia.
A fronte di questo fenomeno, del tutto incontrollabile dal punto di vista strettamente economico perché dipendente dalla libera volontà delle Compagnie aeree di fissare il prezzo dei voli in una determinata cifra dipendente da ragionamenti di tipo imprenditoriale che, almeno in un Paese liberale, non possono essere oggetto di diretto intervento da parte della Mano pubblica, si vanno diffondendo iniziative random volte a calmierare, attraverso l’utilizzo di risorse collettive, i prezzi.
In sostanza, ad esempio, l’attuale Governo siciliano ha varato un “bonus” che, di fatto, consente ai “rientranti” di acquistare il biglietto aereo a prezzo calmierato mentre la differenza dovuta alla Compagnia aerea viene pagata dalla Regione.
Il tutto è molto nobile, quasi romantico direi…però è solo un pannicello caldo.
La verità è che, come ben sa chi come lo scrivente ha viaggiato a lungo in Italia e ormai da quasi una decade ha felicemente abbandonato la Terra del Gattopardo per abbracciare il caos Capitolino, le rotte (aeree, navali o ferroviarie che siano) che da Nord portano a Sud, specie a partire da Roma in giù, vengono considerate come rotte di serie b a voler essere ottimisti, o peggio.
Lo si vede dalla qualità dei servizi offerti, dalla decadenza delle infrastrutture, dalla scarsità dei collegamenti, dalla vetustà delle navi traghetto che da Napoli portano in Sicilia.
Tutto ciò, però, non dipende affatto dal “destino cinico e baro”, né da una forma di larvato razzismo verso i meridionali (siamo seri, da almeno 20 anni le più alte cariche dello Stato sono di provenienza insulare o comunque meridionale!).
La realtà, anche se triste a dirsi, è che dal punto di vista economico alle compagnie aeree conviene mantenere i prezzi dei voli di “ritorno a casa” elevati per due ordini di ragioni: la prima dipende dal fatto che la domanda, comunque, supera l’offerta onde, senza bisogno di citare Pareto, il prezzo sale.
E si badi bene, nonostante il fenomeno del “caro voli” talvolta assuma proporzioni ridicole – come quando, ad esempio, a conti fatti e prenotando per tempo costa meno da Roma andare a New York che a Palermo – esiste sempre una stragrande maggioranza di soggetti che in ogni caso sceglie la seconda meta e non la prima; ne consegue che non esiste una sola ragione economicamente valida, dal lato delle compagnie aeree, per abbassare i prezzi delle tratte in questione.
L’ideale sarebbe, quindi, non puntare sul trasporto aereo ma su quello su gomma o su rotaia.
E qui i nodi vengono al pettine.
Nonostante, infatti, il meridione possa vantare la costruzione della prima ferrovia e cioè la Napoli-Portici Commissionata da Re Ferdinando II delle Due Sicilie e inaugurata il 1839, da allora quasi nulla è stato fatto.
Intendo dire che il sistema ferroviario italiano non rispecchia affatto quell’idea di unità del Paese che si sbandiera almeno da 1860.
Sul punto basti considerare che mentre raggiungere da Roma Milano è poco più di una passeggiata, per raggiungere, sempre in treno, Palermo da Roma il tutto si complica e, unitamente al netto cambio in negativo della qualità dei vagoni, tale viaggio è consigliabile solo ai forti di stomaco.
Né la soluzione di viaggiare in auto appare più vantaggiosa; ed infatti alla pericolosità intrinseca di un viaggio lungo si deve valutare anche il costo dei pedaggi e del carburante, il costo dell’immancabile traghetto (con annesse ore di fila) e la qualità delle autostrade che sembrano un manifesto a cielo aperto al terzomondismo.
Insomma: che fare?
Da una parte, verrebbe da dire una cosa impopolare e cioè che il Mondo è grande e se ci si può permettere di pagare 800 euro per un volo Roma Palermo, allora si potrebbero considerare le altre mete che il nostro pianeta offre a prezzi più abbordabili.
Certo, mancherà l’odore di casa, il cibo e i dolci, le voci conosciute ma, a ben vedere, sono tutte cose destinate comunque a sbiadire con l’inesorabile decorso degli anni e, quindi, perché non anticipare ciò che comunque avverrà anche al fine di non renderlo ancora più traumatico?
Inoltre, così facendo, alla diminuzione della domanda nel medio periodo si registrerà un aumento dell’offerta con immancabile riduzione dei prezzi (non ci vuol certo un premio Nobel per capire questo concetto).
Ma si sa…certe abitudini sono talmente connaturate in alcune parti della popolazione da sembrare quasi geneticamente obbligate.
A parte questa, ripeto impopolare, digressione, in attesa di una spinta evoluzionistica che però, probabilmente richiederà secoli o millenni, si potrebbe iniziare con dei piccoli o grandi segnali e, per questo, serve l’intervento dello Stato.
Mi chiedo, infatti, come sia possibile che ancora oggi non esista il Ponte sullo Stretto!
Meritoriamente il Governo in carica l’ha inserito tra le priorità ma la discussione sulla sua realizzazione va avanti da decadi.
Anche qui, siamo seri, nel Mondo – lo stesso di cui fanno parte Villa San Giovanni e Messina – sono stati realizzati ponti ben più problematici sia per struttura che per luogo di realizzazione, si pensi ad esempio al Giappone dove i fenomeni sismici sono quasi una routine quotidiana; lo scrivente si rifiuta di pensare che tra le tante peculiarità dell’Isola nella quale sbarcarono i Mille (il mare più bello del Mondo, la cucina migliore del Mondo, la gente più cortese del Mondo, il dialetto più antico, il carattere degli abitanti superiore a quello degli altri abitanti del Mondo etc.) rientri anche quella dell’unico luogo al Mondo nel quale è impossibile realizzare un Ponte!
Per di più, ma questa è una digressione, le attribuzioni di superiorità con le quali in certe parti del Pese ci si autoincensa, se fossero scritte in tedesco e datate 1929 suonerebbero sinistramente diverse!
L’altra obiezione che viene mossa al Ponte è la seguente: va bene costruirlo, ma a cosa serve se poi la rete stradale Siciliana è seconda, per fatiscenza, forse solo alle zone interne dell’India?
E qui la risposta è semplice: deve essere rivista l’autonomia che, per comprensibili ragioni datate però 1946-1948, ha totalmente fallito in ogni sua parte, anche in quelle semplici come riuscire ad utilizzare proficuamente quelle risorse aggiuntive che lo Stato centrale, in via diretta o indiretta, attribuisce alle Regioni a Statuto speciale. Le altre compagne di questa avventura pseudo autonomista o pseudo federale ci riescono, o almeno ci riescono meglio della Sicilia.
Ed allora, in cosa consiste questo tanto decantato quid pluris insulano? Forse nella capacità, questa sì innegabile e derivante dalla Magna Grecia e dalla sua Filosofia, di essere bravi a raggiungere posti di potere?
Ma, a ben vedere, questa è una qualità che fa brillare il singolo e non la comunità che, a me pare, nulla ha guadagnato direttamente, come è giusto che sia, dal fatto che lo Stato è diretto ormai da un lungo tempo sia a livello di vertice, e prima ancora anche a livello di vice-vertice, da conterranei di Pirandello (e prima da conterranei di Eduardo De Filippo e, con un salto indietro di sette anni, da conterranei di Grazia Deledda).
Ed allora, sarebbe forse il caso di fare un esame di coscienza collettivo, rimboccarsi le maniche, smettere di brillare di luce riflessa vantando la comunanza di sangue con tanti illustrissimi personaggi, accettare che tra le sfide della modernità rientra quella di essere in grado di cedere il passo, anche dialetticamente, innanzi all’innegabile superiorità altrui, quando questa è reale, e ripartire da zero cercando di fare poche cose semplici, tipo costruire un’autostrada che non venga chiusa per lavori di manutenzione solo dopo pochi mesi dalla sua inaugurazione, oppure investire in tecnologia per attrarre nuovi capitali oppure, ancora, rendersi conto che non tutte le aree del Paese sono a vocazione industriale e magari dedicarsi maggiormente allo sviluppo del settore turistico che, però, prevede che il territorio sia mantenuto in stato di decenza (niente quindi discariche a cielo aperto nei centri delle città) e che il turista non sia un “pollo da spennare”, a proposito della tanto decantata accoglienza e cortesia di cui parlavo prima, ma una risorsa preziosissima da custodire ed accudire nel migliore dei modi possibili.
Oppure temo che finirà così, e non è detto che sia un male, si cercherà su Google “voli economici da Roma e Milano” per visitare altri luoghi di questo bellissimo pianeta di cui Scilla e Cariddi costituiscono una bella ma piccolissima parte.
