Walter Virga

Sotto traccia, ma neanche tanto, si sta ormai combattendo una sorta di “guerra di posizione” che vede da una parte schierati i laboratori diagnostici e clinici privati e dall’altro le farmacie alle quali il Governo, e per esso tramite i loro strumenti attuativi le Regioni, stanno conferendo sempre più competenze in relazione a prestazioni che, tradizionalmente, e sotto la copertura del rimborso da parte del SSN, erano di esclusivo appannaggio dei centri clinici privati.

Il motivo del contendere, ovviamente del tutto ed esclusivamente economico, anche se esternato dai centri privati sotto la bandiera della loro maggior esperienza, della loro maggior affidabilità, della loro maggior specializzazione e, infine, della loro maggior identificazione come “presìdi sanitari di prossimità al cittadino” e, quindi, del maggior ausilio che gli stessi possono dare alle strutture pubbliche in termini di velocizzazione dei referti e abbattimento delle liste di attesa, assomiglia moltissimo a quando, ai tempi del Decreto Bersani, erano i farmacisti ad opporsi alla liberalizzazione della vendita dei farmaci di fascia “c” adducendo, più o meno, le stesse ragioni. All’epoca ebbero la meglio i farmacisti e tutto, o giù di lì, rimase invariato.

Oggi, invece, l’esito sembrerebbe possa essere differente.

Ed infatti, se da un lato è vero che per erogare determinate prestazioni sanitarie è necessario assicurare la presenza di determinati requisiti in termini di professionalità e di autorizzazioni relative all’idoneità dei locali nei quali tali prestazioni vengono eseguite, di talché è corretto che i titolari dei centri privati pretendano che gli stessi requisiti vengano richiesti anche alle farmacie, dall’altro appare del tutto evidente che, alla fine, ed al di là di quanto appena detto in materia di requisiti che, ripeto, è assolutamente corretto, quella che sembra si vorrebbe far passare per una lotta per i diritti dei cittadini altro non è, in realtà, che la strenua difesa di una posizione dominante nel territorio da parte dei centri privati che, costituenti una vera e propria lobby, tentano di difendere con le unghia e con i denti una posizione di assoluto privilegio egemonico che, nel corso degli anni, hanno acquisito per colpa dell’inerzia del SSN di affrontare e risolvere i propri annosi problemi.

Ed infatti, come è noto, tale battaglia per il “bene comune” è capeggiata da imprenditori che, nel corso degli anni, hanno accumulato vere e proprie fortune acquisendo decine e decine di centri di analisi che, tramite le possibilità offerte dal diritto societario, da una parte appaiono come strutture autonome ma che, di fatto, sono ben riconducibili alle medesime proprietà.

Insomma, una sorta di larvato monopolio che, nella migliore (o peggiore) tradizione italica tende a difendere se stesso ponendo barriere di ingresso ai nuovi competitors; nulla di cui stranirsi in un Paese nel quale esiste finanche la lobby dei tassisti i cui risultati, in termini di efficienza del servizio, sono sotto gli occhi di tutti quelli che, sventuratamente, cercano di trovare un taxi libero alla Stazione Termini di Roma.

Questa volta però, nonostante i tentativi espliciti di alcune sigle di categoria di recente creazione di tessere dialoghi con gli Organi decisionali pubblici (e personalmente con i componenti degli stessi) la vicenda potrebbe avere, almeno si spera, un esito differente.

Ed infatti, da una parte il Governo è fortemente deciso a portare avanti il suo piano di allargamento dell’erogazione delle prestazioni alle farmacie dotate dei requisiti di legge, dall’altro non può mettersi in dubbio che, data l’evidente maggior capillarizzazione nel territorio delle farmacie, è del tutto evidente che alcuni esami diagnostici, eseguiti sempre alla presenza di un medico, non solo possano, ma debbano essere svolti nelle farmacie, proprio perché più diffuse nel territorio e, il più delle volte, anche più veloci.

D’altra parte la riprova della efficienza delle farmacie la si è avuta durante il periodo COVID nel quale non solo i tamponi, ma poi anche i vaccini, potevano essere somministrati dalle farmacie…e non mi pare sia finito il mondo per questo.

Il mondo che invece, qualcuno teme che possa finire, è quello in cui si fa incetta di centri diagnostici, si creano reti che li uniscono, si effettuano operazioni di “pseudo invasione” dei territori – per carità, nulla di illecito ovviamente, e fino a prova contraria, ma solo “spirito imprenditoriale – e poi, forti di questo monopolio di fatto ci si pone al Potere pubblico come punto di riferimento ed interlocutore privilegiato.

Magari, se il progetto del Governo andrà avanti, nonostante le pressioni che si registrano negli ultimi tempi e le mille iniziative, convegni, feste in magnifiche location situate in zone dichiarate patrimonio dell’Unesco (vedi Appia Antica), alcune velleità monopolistiche di alcuni imprenditori dovranno essere riviste al ribasso, il che, per un liberale come me, non può che essere un dato positivo.

Un’ultima considerazione: i piccoli monopolisti in erba ai quali facevo riferimento potranno, semmai, sfruttare la nuova disciplina e comprare delle farmacie, chissà che non riescano a vedere le cose da un’altra – e migliore – prospettiva.