Riceviamo e pubblichiamo, stante l’interesse pubblico sotteso al “bene salute” il comunicato stampa in questione.

Riteniamo che sia compito di una testata, specie se online, essere pronta a dar modo al lettore di comprendere quanto avviene nella società al fine di essere consapevole ed informato

La sanità privata, specie alla luce delle note problematiche afferenti al Servizio Sanitario Nazionale, deve essere sempre più un alleato del settore pubblico nell’esclusivo interesse del bene Salute.

Walter Virga

COMUNICATO STAMPA
Roma, 1 Dicembre 2023

L’U.A.P. (Unione Ambulatori e Poliambulatori), sintesi delle più rappresentative associazioni Imprenditoriali e
di professionisti che operano nel S.S.N, Anisap, Confapi, FederLabItalia, Unindustria, FederLazio e
Associazione Imprese Sanitarie Indipendenti, esprime la propria posizione sul Nomenclatore Tariffario
Ambulatoriale.
In una dettagliata nota inviata in questi giorni alle massime cariche dello Stato e ai vertici della regione Lazio,
l’U.A.P. ha espresso preoccupazione per le conseguenze che il provvedimento varato dal governo avrà sulla
tutela della salute dei cittadini, sul sistema sanitario pubblico e sul privato accreditato.
Le associazioni tutte, nel riconoscere la necessità di provvedere ad un aggiornamento del Nomenclatore che
porti ad una revisione delle prestazioni includendo quelle tecnologicamente avanzate e l’eliminazione di
quelle ormai obsolete, si oppongono però fermamente alla revisione al ribasso dei rimborsi che, scendendo
oltre la soglia di costo dei materiali stessi, arrecherà un danno alle strutture private, amplierà il debito delle
strutture pubbliche e metterà a rischio la qualità delle cure offerte ai pazienti.
A tale proposito, preme ricordare che ai sensi del D.lgs. 502, le strutture pubbliche e le strutture private
concorrono su un piano paritario per assicurare ai cittadini italiani un’offerta in grado di attuare i LEA sul
territorio nazionale.
Le strutture private sono il “valido” alleato delle strutture pubbliche, capaci di garantire rapidamente le
prestazioni, performanti sia da un punto di vista di qualità dell’esecuzione che di consegna dei risultati.
I laboratori e ambulatori privati convenzionati, rappresentano realmente agli occhi dei cittadini i principali
erogatori della medicina di territorio, un punto di riferimento per chi ha la necessità frequente di effettuare
controlli e analisi, con la certezza di una risposta rapida e puntuale.
I dati parlano chiaro: in alcune Regioni l’offerta privata soddisfa quasi la totalità della domanda di prestazioni,
raggiungendo quote pari al 70-80%.
Il ribasso dei costi imposti nel Nuovo nomenclatore alle strutture private accreditate, oggettivamente,
impedirà l’erogazione delle prestazioni.
Un esempio su tutti: un pap test prima veniva rimborsato 11 euro, oggi si prevede un rimborso pari a 5 euro
nei quali far rientrare la copertura del costo dell’ostetrica, del medico che referta l’esame, dei materiali d’uso
e le generali spese della struttura.
Al proposito, riteniamo necessaria una ulteriore verifica delle elaborazioni del Tavolo istituito presso il
Ministero della Salute che in base a simulazioni hanno dichiarato la sostenibilità del sistema con queste tariffe!
Sempre in virtù della stretta correlazione tra pubblico e privato, sopra richiamata, nella quale crediamo e nella
quale fa affidamento la cittadinanza tutta, riteniamo che trattandosi di servizi inerenti la salute e la
prevenzione, debba essere garantita la possibilità di lavorare con efficienza a tutti gli operatori del settore,siano essi privati che pubblici, senza mai perdere di vista che il fine ultimo è garantire a tutti, in tempi
accettabili, la cura della propria persona.
E’ determinante che il Governo differisca l’entrata in vigore del nuovo tariffario e che si riveda l’articolato ad
oggi licenziato. Il rischio che si sta correndo è una paralisi, inevitabile e non voluta, dei laboratori privati e
una uleriore congestione del pubblico chiamato a gestire una ulteriore domanda di servizi sinora soddisfatta
dai privati convenzionati, con ulteriore aggravio economico sulla spesa ospedaliera pubblica già in grande
deficit economico