di Walter Virga
Sebbene ormai da tempo sia entrato in vigore il così detto “registro delle opposizioni”, che consente ai cittadini di evitare telefonate promozionali da parte di operatori di telemarketing e gestori di servizi vari, tra cui quelli energetici, può dirsi che il sistema messo a punto dal legislatore a tutela del cittadino, vittima alle volte di un vero stalking telefonico, non abbia sortito gli effetti sperati.
Ed infatti, parlo anche per esperienza personale, ogni qual volta si conclude un contratto con un fornitore di servizi per mezzo del telefono, modalità senz’altro comoda e veloce, la normativa, che prevede la necessità di registrare la telefonata anche al fine di ottenere il consenso al trattamento dei propri dati personali, nonché il consenso alla cessione degli stessi per fini promozionali o pubblicitari a terzi, non riesce a colmare quell’inevitabile gap informativo che vi è tra chi propone il servizio e chi decide di aderirvi.
In altri termini, sarà capitato anche a molti lettori, quando l’operatore legge rapidissimamente la parte del contratto relativa, appunto, al trattamento dei dati ed alla cessione degli stessi, normalmente ci si limita, giunti ormai alla fine della conversazione che, di solito, è abbastanza lunga, a proferire la parola “acconsento”, senza però ben capire esattamente a cosa si sta acconsentendo.
In verità si potrebbe obiettare che è facoltà del consumatore tanto quella di non acconsentire, quanto quella di chiedere chiarimenti ma, se già in passato ci si poneva il problema che le clausole scritte nei contratti tra professionisti e consumatori, ad esempio in materia bancaria o assicurativa, non erano sufficientemente in grado di garantire una piena consapevolezza del consumatore, e quindi un vero consenso, figuriamoci quanto ciò sia ancor più difficile quando l’adesione viene chiesta al termine di una lunga conversazione telefonica nella quale, ad un certo punto, l’operatore legge a velocità supersonica una quantità innumerevole di clausole fermandosi soltanto, ed all’improvviso, per rivolgere al consumatore la domanda “se acconsente dica SI” oppure “dica ACCONSENTO”.
Di norma, anche per chiudere la conversazione – d’altra parte al consumatore ciò che interessava era la conclusione del contratto – si acconsente sostanzialmente a tutto con il risultato che i dati personali, una volta di libera circolazione per espressa volontà – seppur ottenuta con le modalità prima dette – del consumatore, diventano preziosissima merce di scambio tra i vari operatori i quali, per l’appunto, cedono ad altri soggetti tali dati che verranno utilizzati per contattare lo sprovveduto consumatore che, alla fine, si ritroverà ad essere sommerso da decine di telefonate al giorno, e ad ogni ora, aventi come contenuto offerte pubblicitarie di investimenti, assicurazioni, finanziamenti e, soprattutto, forniture energetiche.
Ed infatti, ad aggravare ultimamente la situazione, è intervenuto il passaggio, in materia di energia elettrica e gas, dal mercato tutelato a quello libero onde, anche di questo il lettore avrà certamente esperienza, si sono moltiplicate le società che, in un gioco al ribasso spesso proposto all’ignaro consumatore in modo fraudolento, si contendono il parterre di possibili clienti esasperati dall’aumento dei costi.
Il problema, però, è che quando si entra in questo circolo vizioso uscirne è praticamente impossibile: chi scrive un giorno ha ricevuto 21 telefonate da parte di operatori del settore energetico alcuni dei quali, peraltro, sostenevano che io avessi con loro – sempre telefonicamente – stipulato dei contratti, cosa ovviamente non vera.
Né serve a qualcosa bloccare tramite cellulare i numeri in questione perché, ed anche questa è cosa nota, tali soggetti hanno a disposizione più sim di un narcotrafficante internazionale o, se preferite, di Luciano Moggi ai tempi d’oro della Juventus!
Tale fenomeno, come dicevo all’inizio, rasenta lo stalking e non è minimamente tamponato dal registro delle opposizioni che non può gestire le migliaia di schede di cui si dotano gli operatori.
La soluzione che il sottoscritto ha trovato è quella di non rispondere a chiamate di cui non si ha in rubrica il numero di telefono ma ciò implica che talvolta non si dia risposta a telefonate importanti o di lavoro.
Sul punto, credo, sarebbe il caso che intervenisse nuovamente il legislatore imponendo agli operatori regole ancora più ferree come quella, ad esempio, di dotarsi di un numero limitato di schede telefoniche tutte, comunque, facilmente ricollegabili all’operatore medesimo. Nel mentre io, come tanti, continueremo a non rispondere a numeri sconosciuti sperando che tra di essi non vi sia quello di un ipotetico benefattore che intenda regalarci la somma necessaria per poter trasferirci ai Caraibi senza telefono.
