di Walter Virga
Il “Signore degli Anelli”, l’epica trilogia di J.R.R. Tolkien, è un’opera che ha affascinato lettori di ogni età e provenienza.
Pubblicata tra il 1954 e il 1955, la storia di Frodo, Gandalf e della Compagnia dell’Anello ha suscitato un ampio dibattito non solo per la sua narrazione avvincente, ma anche per i temi politici e sociali che emergono nel testo. Tra questi, il rapporto con le ideologie di destra è un argomento che ha attirato l’attenzione di studiosi e critici.
Uno degli aspetti più evidenti del “Signore degli Anelli” è il suo forte legame con valori tradizionali e conservatori. La Terra di Mezzo è un mondo in cui la natura, la comunità e la tradizione giocano ruoli fondamentali. Le comunità degli Hobbit, ad esempio, rappresentano un ideale di vita semplice e pacifica, in contrasto con le forze industriali e distruttive di Sauron e Saruman. Questo contrasto può essere interpretato come una critica all’industrializzazione e alla modernità, temi spesso associati a ideologie di destra che valorizzano la preservazione della cultura e della natura.
Il “Signore degli Anelli” celebra anche l’eroismo e il sacrificio individuale per il bene comune, valori che risuonano fortemente con le ideologie conservatrici. I personaggi principali, come Aragorn e Frodo, incarnano l’ideale del “nobile guerriero” e del “sacrificio personale”, elementi che possono essere visti come un richiamo a una forma di patriottismo e responsabilità civica. La lotta contro il male, rappresentato da Sauron, è una metafora che può essere interpretata come una battaglia per la giustizia e l’ordine, temi cari a molte correnti di destra.
Tuttavia, è importante notare che l’interpretazione del “Signore degli Anelli” come un’opera esclusivamente di destra è limitata. Alcuni critici sostengono che Tolkien, pur avendo una visione conservatrice, non si allinea perfettamente con le ideologie politiche contemporanee. La sua avversione per la guerra e la sua profonda connessione con la natura possono essere letti anche come un richiamo a valori più progressisti, come la pace e la sostenibilità.
Inoltre, la rappresentazione di diverse razze e culture nella Terra di Mezzo offre spunti di riflessione sulla diversità e sull’importanza della cooperazione tra i popoli, un tema che può essere visto come un antidoto a visioni nazionaliste e xenofobe.
In definitiva, il “Signore degli Anelli” è un’opera complessa che si presta a molteplici interpretazioni. Sebbene ci siano elementi che possono essere associati a ideologie di destra, la ricchezza del testo e la profondità dei suoi temi permettono una lettura più sfumata. La bellezza della narrativa di Tolkien risiede nella sua capacità di parlare a generazioni diverse, invitando alla riflessione su valori universali come il coraggio, l’amicizia e la lotta contro l’ingiustizia.
Un’ultima considerazione.
Mi ha sempre affascinato il finale del libro nel quale, solo una lettura superficiale può giustificare il fatto che sia il “bene” a trionfare sul “male”.
Ed infatti, come è noto, lo stesso Frodo alla fine, giunto alla sommità del Monte Fato, si lascia corrompere dalla forza dell’Anello e si rifiuta di gettarlo tra le fiamme che lo avrebbero distrutto per sempre.
È solo grazie all’intervento di Gollum, a sua volta del tutto soggiogato dall’Unico Anello, che la storia ha termine.
Gollum, infatti, stacca con un morso il dito di Frodo appropriandosi così dell’Anello ma, nell’esultanza, cade tra le fiamme uccidendo se stesso e distruggendo l’Unico.
Non è il “bene”, quindi, a trionfare ma, all’opposto, il “male” che collassa.
Questa visione, a dir il vero un po’ pessimistica circa l’effettiva possibilità di un trionfo della giustizia, posto che l’Anello alla fine corrompe tutti, mi ricorda molto il finale dei Promessi Sposi nel quale, con altrettanto pessimismo, a fronte di un Renzo che ringrazia la Provvidenza per averlo aiutato benché, anche a causa delle sue azioni, gli siano capitati molti guai e disavventure, la povera Lucia si chiede in modo disarmante il perché delle sue tribolazioni posto che, riflette, lei non ha dato alcun motivo al Fato di accanirsi in quel modo nei suoi confronti.
Questo per dire che la grandezza di un testo universale come il Signore degli Anelli – o i Promessi Sposi – risiede proprio nel fatto che i valori che trasmette trascendono l’idea che lo stesso possa essere di appartenenza di qualcuno e non di altri ma, al contrario, dimostra che tutti siamo partecipi nel dare ad esso un senso che poi, alla fine, e purché non stravolga la partitura dello stesso, è comunque corretto.
Le Destre, nel richiamare spesso il Signore degli Anelli, non commettono alcuna forzatura ma, semplicemente, si ricollegano idealmente a quei valori e a quel mondo che Tolkien ha trascritto ad imperitura memoria per tutta l’Umanità.
Bene fa, quindi, la Destra a valorizzare un’opera universale che è pura espressione del genio umano; un po’ meno bene, invece, si comporta chi demonizza l’Opera in questione – spesso senza averla nemmeno letta – solo perché è presa come riferimento dai propri avversari politici.
