Walter Virga

Come ogni anno il periodo tra ottobre e dicembre è quasi interamente occupato, a livello politico, dalla predisposizione e dalla stesura della legge di bilancio, quella che una volta si chiamava “legge finanziaria”.

Il compito di varare tale legge spetta al Governo e, in particolare, al MEF ed al suo titolare.

Si tratta di un compito molto delicato poiché, di fatto, il MEF, che detta le linee guida attraverso il suo apparato tecnico e con l’ausilio della Ragioneria gGenerale dello Stato, ha anche il compito di mediare tra i vari Ministeri ognuno dei quali, come è ovvio, vorrebbe o maggior fondi o minor tagli o, più comunemente, entrambe le cose!

Varato il progetto, la palla passa al Parlamento.

Si tratta del più importante provvedimento che il Parlamento è chiamato, salvo eccezioni ed emergenze, ad approvare durante l’anno, specie oggi che questo testo normativo non ha più la sola funzione di organizzazione delle entrate e delle uscite economico-finanziarie del Paese ma rappresenta anche, se mi si concede il termine, il “biglietto da visita” con il quale l’Italia si presenta alle Istituzioni europee che, come è noto, ci tengono sotto stretta sorveglianza tanto per l’immane debito pubblico accumulato negli anni, e su questo bisognerebbe aprire un discorso su quanti elogiano la c.d. Prima Repubblica omettendone gli errori specie in campo economico, quanto perché l’Italia ha avuto, rispetto ad altri Paesi, la quota percentuale più rilevante dei Fondi del PNRR attribuito alla fine della pandemia da Covid 19.

Entrando nello specifico, e premettendo che quello varato dal Governo è la linea programmatica di base della futura legge di bilancio, atteso che durante l’iter parlamentare di approvazione certamente il testo verrà in molte sue parti rivisto e modificato dagli emendamenti presentati dalle varie forze politiche, vediamo quali sono le principali novità previste dal Governo attualmente in carica.

Anzitutto la legge di Bilancio 2025conferma il taglio del cuneo fiscale, del quale abbiamo già parlato in questa Testata, per i redditi fino a 35.000 euro già in vigore nel 2024. Inoltre viene confermata l’introduzione di tre aliquote Irpef, ma nell’intenzione del Governo c’è l’ipotesi che se si trovassero nuove risorse si potrebbe ridurre l’aliquota intermedia dal 35 al 33%. Viene inoltre confermata la tassazione agevolata al 5% sui premi di produttività erogati dalle aziende ai lavoratori.

Per quanto riguarda, invece, le pensioni, tasto dolente per ogni Governo, nella legge di bilancio 2025 sono confermate le misure già introdotte nella legge di bilancio 2024. Il Governo, quindi, si impegna a garantire la piena indicizzazione delle pensioni all’inflazione, in ciò essendo favorito dalla attuale diminuzione del tasso di inflazione programmato che, però, a ben vedere rappresenta una situazione economica di tipo ciclico e non derivante da un aumento delle precondizioni per l’abbassamento dell’inflazione media che sono, come è noto, la stabilità (se non l’aumento) dei livelli occupazionali, un miglioramento della bilancia economica (import-export) e un aumento, almeno tendenziale, del PIL.

Per ciò che attiene alle misure a sostegno alle famiglie,nella legge di Bilancio approvata dal Governo tra le novità meritano di essere citati:

  1. il potenziamento delle misure sui congedi parentali;
  2. l’introduzione di una “Carta per i nuovi nati” che riconosce 1000 euro ai genitori con Isee entro i 40mila euro;
  3. l’aumentodel bonus per gli asili nido, anche prevedendo l’esclusione delle somme relative all’assegno unico universale dal computo dell’ISEE
  4. il rifinanziamento per il 2025 della (sino ad ora non proprio oggetto di elogi)cartac.d.”dedicata a te” nella misura di 500 milioni

Andando alle misure fiscali,per quanto riguarda le detrazioni nelle intenzioni del governo c’è un riordino delle agevolazioni. Nel computo delle detrazioni si terrà conto del numero dei familiari a carico: più numerosi sono i componenti della famiglia, maggiori saranno le detrazioni.

In ordine alla catastrofica questione dei bonus edilizi in essere, finita la stagione del Superbonus 110%, forse uno dei peggiori, se non il peggiore, provvedimento di rilancio dell’economia della storia della Repubblica (ma chi scrive è convinto che anche guardando agli altri Paesi occidentali mai si sia visto qualcosa di più dissennato) l’intenzione è quella di prorogare per il 2025il bonus ristrutturazione al 50% ma non con l’aliquota del 36% prevista dalla vigente legislazione. Ma si tratterà di una misura condizionata all’esistenza di sufficienti risorse e limitata, secondo quanto anticipato da fonti del MEF solo alla prima casa.

Per quanto riguarda le misure per il lavoro e le imprese, la legge di Bilancio 2025 prevede:

  1. la conferma gli incentivi finalizzati all’occupazione dei giovani e delle lavoratrici, che saranno riconosciuti anche ai rapporti di lavoro attivati nel biennio 2026-2027
  2.  la decontribuzione in favore delle imprese localizzate nella Zona economica speciale (ZES)
  3.  gli incentivi all’autoimpiego nei settori strategici per lo sviluppo di nuove tecnologie e la transizione digitale ed ecologica
  4. per il triennio 2025-2027, la tassazione agevolata al 5% dei premi di produttività erogati dalle aziende ai lavoratori.

Vengono, poi, confermati i fringe benefit per tutti i lavoratori che ne hanno diritto, con importi maggiorati per i nuovi assunti che accettano di trasferire la residenza di oltre 100 chilometri.

Come sempre le briciole vanno alle Partite IVA, senza dubbio la categoria di lavoratori peggio tutelata dallo Stato.

Ed infatti, non vi è traccia , per il momento, dell’innalzamento della soglia della flax tax al 15% (dagli attuali € 85.000 a 100.000).

Il testo della legge di Bilancio dovrà essere discusso in Parlamento e approvato in via definitiva entro il31 dicembre 2024 per poter entrare in vigore il 1º gennaio 2025.

In mancanza si dovrebbe ricorrere all’istituto dell’Esercizio Provvisorio ma tale ipotesi è da escludersi perché rischierebbe di avere effetti catastrofici nei rapporti tra l’Italia e i Paesi Europei del c.d. “Blocco dei Falchi” con in testa l’Olanda e, di riflesso, rappresenterebbe un problema anche nei rapporti con l’area Franco-Tedesca che, nonostante viva un momento di calo delle prospettive economico generali, è comunque il motore trainante dell’Unione Europea.