di Walter Virga

Talvolta siamo costretti ad assistere a polemiche che vanno ben oltre il limite del ridicolo e che ci danno la netta sensazione non soltanto che alcuni esponenti politici ci considerino stupidi, il che già di per sé dà un qual certo fastidio, ma che, cosa ancor più grave, in realtà siano proprio loro ad esserlo.

Questa ipotesi sarebbe ancor più grave della prima perché, in fin dei conti, essendo tutti noi a pagare loro il lauto stipendio, darebbe alla suddetta prima ipotesi (vale a dire quella per cui veniamo considerati stupidi) un substrato di realtà effettiva posto che, come è evidente, se non ci ribelliamo all’idea di pagare lautamente degli sprovveduti, allora gli sprovveduti siamo noi.

Mi riferisco, in particolare, alla polemica scoppiata intorno alle affermazioni del Ministro della Giustizia Carlo Nordio che, intervenendo in materia di prevenzione e repressione dei fenomeni di violenza nei confronti delle donne ha testualmente affermato “Purtroppo il legislatore e la magistratura possono arrivare entro certi limiti a reprimere questi fatti, che si radicano probabilmente nell’assoluta mancanza non solo di educazione civica ma anche di rispetto verso le persone, soprattutto per quanto riguarda giovani e adulti di etnie che magari non hanno la nostra sensibilità verso le donne”.

Evidentemente, l’utilizzo della parola “etnia” ha violato una delle regole della cultura woke, o comunque del politically correct, che vieta espressamente di pronunciare lemmi quali, appunto, “etnia” e “razza”.

Già questa cosa fa abbastanza sorridere perché, come è noto a tutti, e a chi non lo fosse basterebbe sfogliare il dizionario, queste parole esistono ed hanno un significato oggettivo che nulla ha a che vedere con il razzismo ma che, invece, assumono una connotazione razzista soltanto là dove determinate azioni negative vengono compiute ai danni di chi appartiene ad una razza o ad una determinata etnia.

Per semplificare: lo scrivente, come più o meno la maggior parte degli europei, appartiene alla razza bianca caucasica.

Dirlo non è razzista; sarebbe razzista, invece, proibirmi, in quanto di razza bianca caucasica, di prendere un autobus insieme a chi è di razza africana o indiana.

Mi pare abbastanza chiaro.

Nello specifico, tornando al Ministro Nordio e alle sue parole, non vedo come si possa affermare che alcune “etnie” (credo peraltro che Nordio, paradossalmente, abbia utilizzato questo termine per evitare di suscitare ancor più polemiche parlando di “religioni”) abbiano, rispetto a noi occidentali, una sensibilità diversa in relazione alla figura e ai diritti di libertà delle donne.

Non vale proprio la pena dilungarsi sul punto essendo del tutto ovvio che se una religione viene assunta al grado di fonte del diritto, e sulla base di essa si obbligano le donne ad indossare determinati indumenti proibendone altri, allora si può ben affermare che chi applica tali regole abbia una sensibilità diversa dalla nostra.

Se poi vogliamo estremizzare, pur sempre nei limiti della verità, ricordo che le stesse “etnie” o “popoli” o “Stati” – concetti che in quelle parti del mondo sovente coincidono – prevedono la pena di morte per le adultere, mentre le pene per gli uomini che vengono meno alla fedeltà coniugale sono o inesistenti o certamente meno drastiche.

Chiarito quindi che non solo Nordio ha ragione nel merito del suo discorso, ma ha anche detto una assoluta ovvietà, registro il fatto che una esponente dell’opposizione – non farò il nome perché la mia personale natura categoricamente mi impedisce di nominare ciò che non val la pena di essere ricordato – ha reagito al Ministro Nordio con queste parole “Le parole di Nordio, secondo il quale alcune etnie hanno sensibilità diverse sulle donne, sono inaccettabili. Purtroppo la maggior parte dei femminicidi viene commesso in casa da uomini che odiano le donne dicendo di amarle. Quello di Nordio è un razzismo strisciante che emerge in tutto il suo fulgore, fuori luogo e fuori tempo: a quando il manifesto della razza? Sarebbe gravissimo se la Premier Meloni non prendesse le distanze da tali affermazioni”.

Ora, non ritenendo il caso di utilizzare un linguaggio da trivio, ammetto che non riesco a trovare una parola stilisticamente elegante che renda bene l’assurdità di ogni singolo passaggio dell’intervento della esponente dell’opposizione.

Ci troviamo, infatti, di fronte ad un mirabile climax di sciocchezze che culmina con il richiamo nientemeno che al “Manifesto della razza” e alla invocata necessità per il Presidente del Consiglio di intervenire pubblicamente per prendere le distanze da quanto detto dal Ministro.

L’unica cosa che, però, mi sento di dire al genio che ha polemizzato con Nordio è che è stata comunque fortunata ad appartenere alla nostra “etnia” e a nascere, crescere e vivere secondo un modello di cultura e di rispetto per le donne che, nel caso in cui fosse stata infedele al suo compagno (non alla sua compagna perché per quelle “etnie” l’omosessualità è reato), non l’avrebbe condotta alla morte o alla prigionia ma le avrebbe consentito, magari sorseggiando un buon cocktail (altra cosa vietata in certe religioni) di vantarsene con le amiche raccontando, ove avesse voluto, anche i particolari più piccanti.

Purtroppo, però, appartiene alla nostra etnia e dobbiamo non solo tenercela ma abbiamo il dovere di combattere con ogni forza affinché possa anche in futuro avere la libertà di dire idiozie, di vestirsi come vuole e di tradire il suo compagno o compagna con qualsiasi altra etnia o razza (anche animale)….sarebbe bello però almeno non pagarle lo stipendio!