di Walter Virga
È di oggi la notizia in ordine alla velocizzazione del progetto di riforma delle misure cautelari restrittive della libertà personale, fortemente voluta dal Ministro Carlo Nordio.
Secondo la prospettata riforma, che si muove in senso liberale ed in rispetto della presunzione di innocenza, il carcere preventivo sarebbe escluso nell’ipotesi di indagato incensurato.
Ora, al di là del fatto che, così come enunciata, la norma rischia di cadere, come l’improvvida prima versione del c.d. “femminicidio”, sotto le forche caudine della Corte Costituzionale, v’è da dire che il principio, in sé, non è sbagliato perché, già a codice vigente, la reclusione prima di una condanna definitiva può essere ammessa, quale extrema ratio, soltanto al ricorrere dei presupposti della possibile reiterazione, del pericolo di fuga e dell’inquinamento probatorio.
Ora, da persone di mondo dobbiamo ammettere che, al di là della custodia cautelare utilizzata ai fini estorsivi della confessione, o della collaborazione, dell’indagato – il che oltre ad essere un abominio è anche un reato (purtroppo Mani Pulite ha sdoganato questa immonda prassi) – l’ipotesi del ricorrere delle predette esigenze cautelari, specie in presenza di misure alternative e meno afflittive quali il divieto di dimora e la sospensione dall’esercizio di determinate attività professionali o di impresa, è veramente residuale.
Ed infatti, pensiamo ad un soggetto che uccida il proprio coniuge o un rivale in affari o l’amante del proprio coniuge; in questi casi la fuga, specie in presenza dei moderni mezzi di rintracciamento dei soggetti latitanti è alquanto remota – e comunque esiste il braccialetto elettronico – l’inquinamento probatorio ancor più residuale e, infine, è da escludersi la possibilità che, una volta ottenuto l’intento criminoso con l’integrazione del fatto-reato di omicidio, l’assassino possa reiterare essendo il coniuge, il rivale o l’amante del coniuge già morti.
Il Ministro Nordio vorrebbe, in più, inserire una valutazione presuntiva di non pericolosità escludendo l’applicazione della misura cautelare della reclusione nell’ipotesi di indagato incensurato.
Come dicevo la norma rischia di scivolare, se non scritta con i dovuti crismi, nell’incostituzionalità quanto meno per disparità di trattamento e irragionevolezza.
Detto questo, però, a favore della stessa, e comunque della revisione completa del sistema delle misure cautelari, vengono in soccorso le parole di un noto personaggio, a dire il vero da un po’ scomparso dai radar dei media, il quale, vantandosene, sosteneva che lui, comunque e in ogni caso, nelle ipotesi di omicidio chiedeva l’applicazione della reclusione preventiva in carcere.
Il noto personaggio, la cui favella ora è meno loquace stante il fatto che lo stesso è, tecnicamente, ormai un pregiudicato, peraltro per un grave reato, risponde al nome di Piercamillo Davigo il quale, oltre ad essere un teorico della “colpevolezza a prescindere”, forse riferendosi inconsciamente a se stesso, è anche stato uno degli alfieri di quella stagione di terrore giacobino che va sotto il nome di “Mani Pulite”.
La fortuna però, come è noto, è una ruota.
Ed infatti il nostro eroe, benché ormai, come dicevo, tecnicamente pregiudicato e, quindi, delinquente a norma di legge, non solo non ha subito alcun tipo di misura cautelare in corso di indagini (e dato il ruolo rivestito avrebbe, lui sì, ben potuto inquinare le indagini in corso), ma nemmeno ora che il suo status criminale è stato definitivamente ed irrevocabilmente accertato e lo accompagnerà sino all’ultimo giorno della sua vita, fatti salvi gli effetti della riabilitazione sempre che non torni a delinquere nei prossimi 5 anni, ha anche beneficiato della sospensione condizionale della pena.
Da liberali e garantisti siamo sinceramente felici per lui (rectius: più che felici diciamo che condividiamo l’esito della vicenda in senso liberale); l’unico cruccio è che per circa 30 anni il Davigo (per utilizzare la terminologia propria delle sentenze penali) ci ha impartito quasi quotidianamente lezioni di moralità e di terrorismo giudiziario quando invece, come molti comuni mortali, gli è bastata una buona occasione per delinquere…oppure, come avrebbe detto lui, è sempre stato colpevole solo che è sempre riuscito a farla franca.
