Impazza sui giornali la polemica circa la possibilità, che sembra essere concreta, che chi ambisce all’esercizio di funzioni giurisdizionali, al fine di poter entrare nei ruoli della Magistratura, debba previamente essere sottoposto a Test psicoattitudinali.

Come a dire: visto che nel tuo lavoro dovrai decidere ed incidere sulla vita degli altri, anche eventualmente privandoli della libertà personale, valutiamo se possiedi quei requisiti – soprattutto di equilibrio – che potranno garantire un uso “sereno” dell’enorme potere che ti viene dato.

Vi è da aggiungere, inoltre, che se il test in questione viene eseguito prima dell’attribuzione delle funzioni, vale a dire nel periodo intermedio tra il superamento del concorso e il giuramento che i nuovi Magistrati prestano al momento dell’entrata in servizio, non si vede dove sia il problema atteso che, come è ovvio, si tratterebbe di un mero test attitudinale rivolto ad un soggetto che al momento del test non ha alcuna funzione pubblica.

Detto questo, non entro nel merito se sia giusto o sbagliato; mi limito a considerare il fatto che non mi pare certo offensivo né degradante il fatto che si dia prova di possedere, almeno all’inizio della carriera, la giusta dose di sanità mentale che, ricordo, non viene attestata attraverso il mero superamento di un, seppur difficilissimo, concorso pubblico.

Ben più serio sarebbe proporre una valutazione di equilibrio durante la carriera perchè, sarebbe ipocreta non riconoscerlo, il tipo di lavoro esercitato e lo stress che lo stesso porta, può far sì che alcune precondizioni per l’esercizio delle funzioni – quale in primo luogo l’equilibrio – possa venir meno.

In questo caso si poi sarebbe opportuno, e certamente non violerebbe il principio dell’inamovibilità, prevedere che il magistrato che, in corso di carriera, perde i requisiti minimi per poter esercitare serenamente la sua funzione, possa essere inserito con altre funzioni all’interno dei ruoli organici della P.A. magari per un periodo temporaneo al termine del quale si potrà rivalutare la sua idoneità all’esercizio della giurisdizione.

Detto questo, è interessante, invece, la presa di posizione del Procuratore della Repubblica di una delle Procure più importanti d’Italia il quale, nel manifestare la sua sostanziale contrarietà all’introduzione dei test, chiede – condivisibilmente ad avviso di chi scrive – che gli stessi test vengano svolti anche nei confronti di altre categorie di funzionari della P.A.

Il ragionamento comincia però a diventare “strano” nel momento in cui lo stesso Magistrato aggiunge che a tali test dovrebbero essere sottoposti anche i politici e che bisognerebbe introdurre anche l’alcol test e il “droga test” aggiungendo che «Una persona può essere ricattata se viene fotografata, se è stato fotografata vicino a della cocaina» aggiungendo una ulteriore domanda, vale a dire «Perché non fare i test per chi amministra una Regione o per chi fa il ministro?».

Ora, dal punto di vista strettamente tecnico ritengo che chi ha ottenuto una carica elettiva sulla base del voto legittimamente ricevuto dai cittadini non possa essere “estromesso” dalla carica ricoperta – quale essa sia – proprio per la prevalenza della volontà popolare, espressione diretta dell’art. 1 della Costituzione, e ciò, ad avviso di chi scrive, vale anche per la c.d. “Legge Severino” che, almeno sino ad oggi, prevede decadenze anche nell’ipotesi di semplice condanna in primo grado.

Diverso sarebbe, a mio avviso, proporre tale tipo di test in una fase antecedente alla espressione del voto prevedendo, ad esempio, quale requisito di candidabilità, e non già di decadenza, la sanità psichica e il non essere tossicodipendenti o alcolisti. Quanto all’ulteriore domanda del Procuratore e cioè «Perché non fare i test per chi amministra una Regione o per chi fa il ministro?» e alla considerazione circa il fatto che «Una persona può essere ricattata se viene fotografata, se è stata fotografata vicino a della cocaina» pur condividendo in pieno l’assunto pare più una sorta di nota stonata in un discorso tutto sommato ragionevole anzi, a dirla tutta, sembra quasi un riferimento a circostanze specifiche……si tratterà, ne siamo certi, di una “voce dal sen fuggita” dovuta alla deformazione professionale!