di Walter Virga

Il paziente e curioso lettore che vorrà addentrarsi tra le righe di questo scritto spero possa coglierne il significato profondo che, almeno nelle mie intenzioni, è quello di dimostrare la strettissima connessione tra concetto di numero, di musica, di vibrazione e, quindi, di Universo quale insieme ordinato ma al contempo vibrante di elementi.

Per far ciò partiremo dal c.d. sistema microtonale.

Il sistema microtonale, vale a dire l’utilizzo di intervalli più piccoli dei toni e semitoni, ha una lunga e consolidata relazione con la magia e l’occultismo.Tale segreta dottrina di corrispondenze affonda le sue radici nelle filosofie protoscientifiche dell’Europa medievale, con origine profonde nella cultura araba, greco-bizantina ed altre più antiche confluite al loro interno. Ebbe poi la sua più grande rinascita nel XV secolo con il revival neoplatonico rinascimentale guidato da Marsilio Ficino, i cui elementi essenziali furono poi codificati da Cornelius Agrippa nel XVI secolo. Incarnata nell’assioma della Tavola Smeraldina di Ermete Trismegisto “ciò che è in alto è come ciò che è in basso”, la dottrina postula una diretta corrispondenza fra le realtà dei regni celesti e quelle del mondo materiale e, per i suoi iniziati, fra quelle del mondo interiore e quelle del mondo esteriore. Gli elementi, gli umori, i simboli dello zodiaco e quelli planetari furono riconosciuti capaci di varcare le barriere fra macrocosmo e microcosmo, che a loro volta hanno le proprie controparti nel corpo umano e nello spirito. I teurghi religiosi come Ficino impiegarono svariati metodi, ma specialmente la musica, al fine di imbrigliare queste corrispondenze magiche nella ricerca della salute, della felicità e di una comprensione più profonda di Dio e della natura. Queste corrispondenze hanno lasciato nei nostri idiomi tracce linguistiche che risultano ancora di grande impatto per qualità estetica e sentimento. È naturale, discutendo di musica, definire infuocata e grossolana un’opera, sanguigna e rabbiosa un’esibizione, marziale e gioviale un passaggio di ottoni o riconoscere una musica evocativa delle stagioni. Questi non sono solo meri fossili linguistici di un pensiero magico estinto che perdura nel linguaggio; tali influenze, con le loro occulte corrispondenze sottili, vivono ancora in noi e attraverso di noi.

Successivamente, i prisci theologi ermetici o padri spirituali, aggiunsero al Tre-Volte-Grande Ermete la figura di Pitagora, il quale aveva insegnato che la vibrazione dimostrava il primato dei numeri ideali. I suoi iniziati potevano dimostrare i rapporti interi, nella serie delle armoniche, utilizzando un monocordo.

Questi rapporti, ed ulteriori elaborati da altri teorici, divennero i fondamenti della musica ecclesiastica nell’Europa medievale. Rielaborate successivamente dai Neopitagorici, dai Neoplatonici e dagli Ermetici rinascimentali, e riassunte nell’influente De Harmonia Mundi (1525) di Francesco Giorni, queste ‘proporzioni’ furono interpretate come rivelatrici della mente del creatore e capaci di dare la misura dei cieli e della terra. I mondi vennero compresi come co-rispondenti; il legame magico insito fra di essi venne stabilito attraverso la simpatia, l’affinità del simile con il simile. Questa simpatia venne interpretata attraverso i numeri e sintetizzata nella serie delle armoniche.

Ma la rete di corrispondenze tracciava sentieri in due direzioni. I numeri, permeando tutte le cose create incluso l’uomo, offrivano una sorta di percorso a ritroso verso l’alto attraverso le gerarchie ermetiche della creazione fino all’esperienza diretta con Dio.

Non si trattava di una mediata salvezza o di una redenzione ma di un diritto divino di ritorno, e necessitava dell’iniziazione, ossia esperienza e non solamente grazia. La magia provava che Dio era in ascolto per mezzo delle agenzie da Lui stesso create, gli eterei angeli e demoni ognuno preposto ad ogni specifico reparto delle opere magiche.

Il traguardo della magia Ermetica consisteva in una trance nella quale il corpo del mago era immobilizzato ed i suoi sensi intorpiditi, mentre il suo spirito era esaltato per essere in comunione con la mens, o mente di Dio. Questa trance è una forma avanzata di quella che i Teosofi, fin dal XIX secolo, hanno chiamato proiezione astrale, e che venne definita come la “l’ascesa dei piani” dall’Ordine Ermetico dell’Alba Dorata e da Aleister Crowley. Resoconti di questa trance, quasi sempre, includono uno stato di alta vibrazione simile ad elettricità che scorre attraverso il corpo. Lo stesso fenomeno viene descritto in termini analoghi nello yoga Indù (kundalini), dal Taoismo e da altre tradizioni.

L’abilità di “intonare” armoniosamente queste vibrazioni, di “suonare” internamente le energie come fossero uno strumento musicale, è uno dei più importanti mezzi a disposizione del mago o yogin (come nel mantrayoga) per potenziare e direzionare la trance.

Il “corpo sottile” del mago o yogin è un microcosmo del mondo vibrazionale del macrocosmo; è accordato secondo gli stessi principi che ritroviamo nel sistema microtonale.

Nel Rinascimento, la teoria dei numeri Neo-Pitagorici si combinò con le concezioni astronomiche dell’ordine dei pianeti ed il loro moto, con creazioni teologiche come le gerarchie angeliche di Pseudo-Dionigi l’Areopagita (i cherubini, i Serafini etc.) e le allora recenti prese in prestito dalla Qabalah Ebraica, per formare il sincretico paradigma della musica delle sfere. Le applicazioni magiche di questa filosofia occulta in evoluzione comprendevano pratiche cerimoniali e meditazioni basate su esperimenti mentali che, essenzialmente, “accordavano” su di una o più corrispondenti qualità per ottenere un preciso risultato magico, nel mondo materiale con la magia talismanica, nella persona con quella curativa o nella propria coscienza con quella magico-teurgica.

Applicate in musica, esse offrivano un mezzo per invocare e dirigere discrete energie divine sulla terra. Una nota, cantata in un inno Orfico rinascimentale, oppure suonata con un monocordo, un liuto o un violino, poteva rappresentare un pianeta nei cieli, impregnando il musicista e gli ascoltatori di quelle energie e qualità. La magia di corrispondenze è perciò analoga alla vibrazione in simpatia, dove le corde, intonate a frequenze che posseggono gli stessi rapporti numerici di quella che vibra nell’aria circostante, risuonano a distanza, in simpatia, con la sorgente sonora. C’è inoltre qualcosa di analogo ad un effetto audio di ritorno ciclico (feed-back), implicito nel circuito creato dal legame magico, il flusso influente che discende dopo un invocazione rinforza il “segnale” originale: ossia il fenomeno che Crowley chiamava con la formula della riverberazione o della reciprocità.

Il mondo presentato ai nostri sensi brulica di vibrazioni, ed i nostri sensi sono organi specializzati che le traducono e le inviano al cervello. Ci sono leggi di armonia che le nostre connessioni celebrali fanno grande difficoltà a decodificare, e devono eseguire ciò che corrisponde a un’analisi di Fourier veloce per interpretare l’intera gamma di relazioni numeriche come significativi rapporti armonici. Ci siamo evoluti fino ad avvertire la maggior parte di queste armonie come belle e, consciamente o inconsciamente, ci procurano una risposta emozionale che successivamente impregniamo di significati.

Nelle decadi che precedettero l’alba dell’Illuminismo si diffuse un rinnovato interesse nel Neoplatonismo e nella matematica della musica. All’inizio del XVII secolo, quando non cantava con il suo monocordo, Robert Fludd scriveva sulla teoria della musica cosmologica e, attraverso la stampa, ne discuteva con suoi contemporanei come J. Keplero che, come il suo predecessore Tolomeo, combinava l’astronomia con un consolidato interesse per la musica.

Il periodo Barocco sviluppò una migliore comprensione delle vibrazioni simpatetiche. Uno dei risultati fu la re-invenzione di uno strumento a corda che fiorì alla fine del XVII secolo e nel XVIII, la viola d’amore, dotata di un ulteriore serie di corde, poste sotto quelle incurvate che vibravano in simpatia con loro, esattamente come avviene nel sarangi o nel sitar indiani. Tali corde simpatetiche rispondono in maniera espressiva, ma sono molto delicate ed eteree – l’ampiezza delle vibrazioni simpatiche diminuisce con la distanza d’intervallo, in tutte le proporzioni numeriche, dalla corda suonata.

Un ulteriore progresso concettuale fu lo scoprire che il suono di una corda vibrante ha, all’interno del suo spettro, seppur debolmente, tutta la serie di armoniche che danno vita alla comprensione del suo timbro. Ciò non era noto fino a quel momento neppure ai greci, sebbene sapessero già da molto tempo come isolare ogni singola armonica.

In Europa, l’evoluzione degli strumenti a corde simpatetiche terminò con l’affermarsi del sistema temperato e del pianoforte, figli musicali dell’Illuminismo. Dal XIX secolo il pianoforte è diventato uno strumento da concerto ed i cantanti e i suonatori di strumenti a corda e a fiato si sono adattati al suo temperamento equabile modificando la loro tecnica, soprattutto introducendo il vibrato per coprire i minimi errori di intonazione. Con la rivoluzione industriale il pianoforte divenne un’attrazione di svago onnipresente nelle case della classe borghese emergente. L’interesse per l’accordatura non temperata rimase, generalmente, circoscritto a specialisti che, spesso, non erano neanche musicisti.

I suonatori di blues hanno da sempre prediletto un approccio non temperato nel suo nare la loro musica basato sull’ascolto attento e il “portamento”.

Alcuni di loro usano accordature aperte per aumentare la risposta della chitarra e per diminuire il vincolo dei tasti sul manico. Si diffusero le chitarre resofoniche e la tecnica dello slide. Successivamente furono apportati degli aggiustamenti all’intonazione per farle suonare meglio e per far sì che trasmettessero maggior feeling. Il tipo stesso di struttura musicale è idonea poiché la progressione blues tonica-quarta-quinta in dodici battute è la miglior cosa, dopo un suono ripetuto continuamente, per esplorare le sottigliezze di una scala. Il fisico Hermann Helmholtz non ha mai ascoltato il blues, ma conosceva il motivo per cui gli accordi tonica-sottodominante-dominante sono i più stabili armonicamente anche in un temperamento equabile. Tutto ciò venne in primo piano con il blues elettrico. Le armoniche sottili presenti in tutte le corde vibranti venivano amplificate dai trasduttori magnetici (pickups), dagli amplificatori e dagli effetti, portandole in primo piano e rendendo i toni e i controlli di spettro elementi nuovi sulla tavolozza delle sonorità.

Questo breve ma denso viaggio ci ha portato dalla microtonalità degli albori al Blues, passando per pitagora e i neoplatonici, sfiorando lo sviluppo del pianoforte e riconducendo il tutto a quella vera Magia che la musica sa rappresentare con la sua strettissima connessione tra numeri (e quindi “natura”) e vibrazioni (e quindi il divenire del mondo e delle cose secondo quanto ormai provato dalla moderna fisica quantistica)