Il giorno 19 settembre 2023 per il filosofo Gianni Vattimo è caduto il Velo della Vita.

Alla maggior parte dei lettori il nome dell’insigne studioso non dirà nulla o, al più, lo stesso verrà collocato nel concetto di “pensiero debole” che, per la vulgata diffusa, corrisponde sostanzialmente alla fine del ragionamento per assiomi indimostrati in quanto auto-portanti.

Il che, da un certo punto di vista è vero perché, nella teoretica del Nostro, in effetti la sfida è proprio quella di sostituire una metafisica “a tinte forti” ad una “a tinte medie” nella quale rimane spazio per l’interprete – vale a dire l’IO del soggetto pensante – di definire e ri-definire alcuni capisaldi del pensiero al fine di trarne una propria ed individuale visione.

Gianni Vattimo fu un uomo fortemente legato alle sue attitudini sessuali e di vita, ha sempre considerato la sua omosessualità come una caratteristica del suo IO, senza per questo sentire la necessità di affermarla o di ostentarla.

Semplicemente amava e si sentiva attratto dagli uomini e non dalle donne….che altro dire? Ogni altra cosa sarebbe stata superflua e costruita al solo fine di alimentare un dibattito che, da illuminato pensatore, riteneva essere del tutto inutile.

D’altra parte, quando passi la vita a districarti tra i meandri del pensiero di Nietzsche e di Heiddeger, quando affronti di petto la metafisica di Aristotele, quando decostruisci il concetto di “dogma” proprio della cristianità, perché occuparti anche di spiegare al lettore o al pubblico le tue preferenze sessuali? Suvvia, in effetti pare un paradosso e, come tale, è sempre stato considerato così da Vattimo il quale, con la fierezza di chi è superiore a certe cose, ha sempre sul punto detto “e quindi? Mi diverto come voglio”.

Dal punto di vista che, però, a noi più interessa, mi piace brevemente ricordare Vattimo per alcune sue posizioni che, a mio avviso, in continuità con Nietzsche – che si ricorda essere un Santo della Chiesa Gnostica Cattolica – contribuiscono a definire, in maniera più moderna – o come amava dire lui “post moderna” – il concetto di Übermensch.

Come è noto, un primo caposaldo del pensiero debole è fornito dall’interpretazione vattimiana del concetto nietzscheano di Übermensch, citato nell’opera Così parlò Zarathustra (Also sprach Zarathustra), per tradizione inteso come Superuomo, ovvero un uomo superiore che si liberò dall’asservimento alle etiche tradizionali del perfezionamento e dell’obbedienza a un qualsiasi Dio, considerate da Nietzsche un qualcosa di assolutamente errato.

Da questo punto di vista è chiaro che tale immagine rimanda chiaramente all’aspirazione dell’uomo/donna liberato dalle catene dell’asservimento ai paradigmi del passato che si erge fieramente nella ricerca della sua Vera Volontà, costi quel che costi ed a scapito di qualsiasi sacrificio.

Vattimo, con sottile intelligenza, ridefinisce l’Übermensch (superuomo) come “Oltreuomo”, vale a dire sostituisce al concetto di “super” (cioè qualcosa che supera qualcos’altro) quello di “oltre” (vale a dire un qualcosa che interiorizza il passato ma lo supera andando, appunto, oltre ed approdando ad altri lidi).

Il Soggetto, per Vattimo, non è più sobbarcato dal peso della responsabilità, anche quado questa è eroica, non è potenzialmente colpevolizzato da etiche intolleranti, totalizzanti o totalitarie, anche quando queste ultime vengono decostruite e distrutte in vista di una vittoria successiva.

Con Nietzsche si è andati oltre la definizione tradizionale di uomo e di umano, e il soggetto si è indebolito sul piano dell’ontologia e dell’etica; con Vattimo si assiste alla nascita di un Uomo liberato non solo dalle catene ma anche dalla necessità di dare spiegazioni del proprio Essere. In altri termini: il “perché” per Vattimo è realmente una maledizione da sfuggire e ciò alla luce del fatto che l’Oltreuomo non deve spiegazioni ma deve esclusivamente “esplodere” nella sua potenzialità, quale che essa sia.

Per questo il titolo di queste brevi digressioni è In ricordo di un Thelemita “ a sua insaputa”, proprio perché, e non possiamo certamente fargliene una colpa, se avesse scientemente appreso le basi della dottrina del Nuovo Eone avrebbe potuto magari aggiungere alle virtù del suo Oltreuomo anche quella della Volontà come fine dell’agire e, al contempo, come immagine del vero IO.

Così facendo avrebbe, probabilmente, dato voce all’inespresso che ridonda nel pensiero nietzscheano ma, direi, che il suo contributo è stato talmente fondamentale che possiamo senza problemi limitarci a ricordarlo come un grande “thelemita non professo”.