La Parola Perduta di Maurizio Brighenti

Autismo e Comunicazione Facilitata Integrata

Questo testo rappresenta una tecnica di intervento sistematico che supporta gli educatori e le famiglie nell’iniziare a comunicare con un ragazzo autistico non verbale.

 È una facilitazione della scrittura tramite un contatto ad un braccio od in altre posizioni, per cui il ragazzo, se ha appreso a leggere e scrivere, può digitare gradatamente il suo pensiero attraverso il computer.

Ciò in genere sorprende molto le persone in cui è ancora molto radicata l’idea che se un individuo non parla, di conseguenza pensa poco e non può capire, quindi non è intelligente.

Siamo così condizionati dal nostro modo auto-centrato di pensare, per cui fatichiamo a cogliere le differenze degli individui, riportandoli alla stessa stregua di come siamo noi, per cui concludiamo spesso che se una persona non parla, non capisce.

Il cervello umano presenta tante di quelle sfaccettature che non riusciamo ad elencarle e tantomeno a conoscerle tutte, quindi perché non esplorare la mente umana e le sue potenzialità, con la curiosità di argonauta che cerca di conoscere ciò che non è ancora stato esplorato?

 L’esperienza diretta di comunicare attraverso una facilitazione neurologica mediante un contatto ad un braccio o ad una spalla, rivoluziona molte idee sulle persone con autismo, ritenute da molti “ritardate” o “incapaci di comprendere”, solo per il fatto che non sanno rispondere o produrre un pensiero nelle modalità convenzionali delle persone normotipiche.

Non esplorare altre opportunità le relega in un silenzio ed isolamento comunicativo, producendo una frustrazione che può durare tutta la vita.

La scrittura di un libro che riassuma l’esperienza clinica delle persone è sempre un’opera incompleta, poiché non si finisce mai di apprendere ed ogni concetto espresso può subire delle trasformazioni nel corso di ulteriori esperienze.

Al momento attuale le conoscenze su alcuni fenomeni della mente delle persone disabili, in particolare di quelle affette da Autismo, sono sicuramente incomplete ed imprecise, tanto da far sorgere impostazioni teoriche differenti sulla interpretazione del loro funzionamento mentale.

Chi dice che sono “intelligenti e geniali”, chi invece pensa che siano “ritardati”, mentre le persone con Autismo ascoltano un po’ preoccupate queste inquietanti e contraddittorie ipotesi, da cui poi derivano attività imposte più o meno gradite.

L’assenza della parola porta a subire una condizione di dipendenza che potremmo definire drammatica, poiché in questa condizione non si riesce ad esprimere ciò che si pensa e quindi non si riesce sempre ad intervenire sull’ambiente per modificare ciò che gli altri pensano di noi.

Ci sono altri sistemi che i soggetti autistici possono utilizzare, legati all’uso delle immagini, ma non sono certo paragonabili all’espressione verbale o scritta.

Il bisogno di comunicare è fondamentale per qualunque essere vivente, tanto che dalle piante all’uomo, pur con forme differenziate, si trovano dei sistemi specifici di comunicazione.

La sua assenza, invece, provoca un arresto dei contatti e dello scambio.

Ascoltando i genitori dei bambini autistici, si sente spesso ripetere che quando erano “piccoli”, prima cioè che comparissero i segni più gravi dell’autismo, il linguaggio si stava sviluppando e il bambino diceva molte paroline, poi il buio su tutto e “la parola è andata perduta.” 

Compare in seguito anche un ritardo di altre funzioni, ma è l’assenza di una comunicazione verbale o gestuale che aumenta maggiormente la sofferenza nel bambino e nella sua famiglia.

Attraverso la scrittura comprendiamo che non sono bambini senza pensieri, ma non trovano le parole per esprimersi come vorrebbero.

La CFI, quindi, rappresenta per un individuo la possibilità di potersi affermare nel contesto sociale e famigliare.

In particolare a scuola si può utilizzare questa tecnica come metodo per verificare i reali apprendimenti dell’alunno con Autismo, in modo da riportare la sua immagine a quella dignità e rispetto che l’assenza di linguaggio gli toglie. È uno strumento di scambio e come tale deve offrire una opportunità che altrimenti il soggetto non avrebbe, rimanendo “prigioniero di sé stesso”.